JOKER | l’equilibrio sopra la follia

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Put on a happy face

Entro in sala e credo di trovarmi di fronte ad un bel film ma non ad un’opera cinematografica di superba bellezza. La prima scena inquadra già tutto il dramma di Athur Fleck che da lì a poco vedrà crollare quel briciolo di vita “normale” che gli era rimasta. E la Gotham City indaffarata e distratta non lo vede neanche, pestato dai calci e dalle beffe di giovani senza valori e contenti di aver schiacciato un rifiuto della società. Lui ha lottato con i denti per arrivare ad avere un ruolo in questo mondo, malgrado i suoi problemi psichici e sociali, e a crearsi un equilibrio. A quello stesso mondo interessano niente gli sforzi di Arthur.

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La risata sofferta e nervosa di Joker

Lui è un diverso e soprattutto è un matto e quindi da nascondere o peggio ancora da annullare. Ma lui non vuole sparire, non vuole mollare, non vuole darla vinta a tutti quelli che riderebbero se lo vedessero steso su un marciapiede della sua Gotham: lui vuole essere qualcuno e soprattutto non vuole essere più trattato così da nessuno. La sua risata è un pianto, un grido di dolore con il quale urla al mondo il suo desiderio di equilibrio. Ad un tratto non ha più nemmeno quei due riferimenti che ha avuto da sempre: la mamma, di cui non ha più alcuna certezza, e l’assistente sociale che, per colpa di decisioni politiche, deve lasciarlo al suo destino crudele e beffardo. Gli crolla tutto addosso e Arthur non può e non vuole morire schiacciato dal male che lo sovrasta: e allora, senza accorgersene forse, si trasforma nell’anti eroe per eccellenza: Joker! Lui forse lo potrà salvare e inizia a crederci. Al male risponde con il male e comincia a diventare un simbolo per tutti coloro che in Gotham City soffrono i suoi stessi mali: l’indifferenza, l’emarginazione, l’assenza di un ruolo nella società ad opera dei potenti e dei padroni. That’s Life: Il titolo di una delle canzoni più rappresentative della meravigliosa colonna sonora, costruita magistralmente su ogni singola scena rappresenta anche il tragico strumento del pensiero di questa società.

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Una delle più belle scene del film 

La divisione tra ricchi e poveri: tra chi ha e quindi è, e chi non ha e quindi non è, non esiste. Una divisione semplicistica ma quanto mai realistica ed attuale che sbatte in faccia allo spettatore la tragica mancanza di empatia e conseguente egoismo che dilagano tra le persone nella società moderna. Esiste qualcosa di peggiore del dolore fisico? Arthur Fleck, alias Joker, lo sa bene e non manca di mostrarlo in questo spaccato dentro la sua follia. Un mondo che continua a togliere a chi già non ha più nulla lo trasforma in un Joker giustiziere che tenta con tutte le sue forze di regalare un po’ di giustizia a chi mai forse ne ha avuta. E la risata di un maestoso Joaquin Phoenix entra nell’anima dello spettatore e la fa tremare.

Joaquin Phoenix joker
Joker (2019) di Todd Philips

L’espressione spesso assente di Arthur si riempie di questo urlo e lo trasforma in Joker, lo spietato assassino e giustiziere che cerca la sua identità in una società che non lo vuole. “Spero che la mia morte abbia più senso della mia vita” (cit.) racchiude il senso del suo pensiero: non ho potuto far nulla per questo mondo da vivo spero almeno che la mia fine possa dar senso alla mia non-esistenza. Arthur cercava solo una carezza e ha trovato sul suo cammino solo pugni e calci ma mai si è fermato di cercare quell’equilibrio sopra la follia.

Angelo BOZZA BRACUTO

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